Fiat 500: il parto tra nove mesi

scritto da parolamia06 il 29/12/2006,12:37

Che le cose in casa Fiat vadano per il meglio non stupisce affatto se si pensa all'impegno profuso in questi ultimi tempi per il rilancio del brand e dei suoi prodotti.

L'esempio maggiormente "mediatico" e più chiacchierato, riguarda il progetto "500 wants you" basato, come ormai noto, su una una piattaforma interattiva  realizzata in collaborazione con Leo Burnett Torino e Arc. L'iniziativa ha previsto che, a partire esattamente dai cinquecento giorni precedenti il lancio ufficiale della prima "auto per la gente, nata dai sogni della gente" e toccando tutti i settori e le forme di comunicazione (dall’advertising al viral, alla fotografia), coinvolgesse il potenziale target destinatario nel processo di personalizzazione dell'automobile. 
Ed oggi a far parlare di sè è l'ultima (solo in ordine di "concepimento") sorpendente idea del team creativo.
Lanciata il 15 dicembre scorso con il claim (e non si dica che dietro non c'è studio!) "Parto tra nove mesi", la campagna dà il via al count down che si concluderà, tra nove mesi esatti, con il debutto della nuova Fiat 500. Contemporaneamente si è indetto anche un concorso singolare ed unico nel suo genere, il "Baby Boom", rivolto alle future mamme che metteranno al mondo i propri figli il giorno della presentazione della vettura (15 settembre 2007).

Insomma, questo il risultato: una campagna che è già un caso - e un invito affinchè le valide idee creative non restino proposte embrionali... (è proprio il caso di dire) -. Tanto di cappello!

Via Fiat 500

Esperienzalizzazione dei sensi

scritto da parolamia06 il 28/12/2006,16:21

Spesso si sente parlare di esperienzialità quale nuova strategia di branding, un modo che le marche hanno di "comunicare" se stesse attraverso il contatto, la relazione, l'emozionalità. Per questo il ricorso alle estesie si fa sempre più necessario. L'esaltazione dei sensi è un must dei nostri giorni.
Nuovi processi di significazione prendono piede sospinti dall'urgenza di impiegare politiche comunicative incentrate non più solo sulla "narrazione" dei cinque sensi ma sulla "spettacolarizzazione" degli stessi.
E se questo può solo in apparenza sembrare quanto di più naturale si possa concepire e trasmettere, l'alta tacnologia, la scienza, l'economia ma anche discipline quali il marketing e la semiotica, sono costantemente impegnate nella ricerca di sempre nuove forme di sperimentazione, nella creazione di vere e proprie protesi percettive dell'universo sensibile. 
E il mondo della comunicazione non può stare a guardare...

La "Second Life" dell'adv

scritto da parolamia06 il 26/12/2006,13:16

Che quello della comunicazione pubblicitaria sia un mercato che gli esperti non esitano a definire "saturo" e bisognoso di sempre nuove terre di conquiste e tecniche all'avanguardia, è cosa nota ai più.
Ecco perchè c'è chi ha pensato di portarlo a nuova vita offrendo una sorta di seconda possibilità... e la Ad Option si lancia addirittura nella costruzione di una vera e propria Times Square per Second Life (il più popolare gioco di simulazione virtuale). In questo mondo gli inserzionisti si assicurano una presenza importante anche in questa sorta di universo parallelo garantendosi, così, nuove opportunità di business.
Che dire, dall'advergame alla moneta pesante il passo è breve.

Divertising: la pubblicità (un pò per gioco)

scritto da parolamia06 il 21/12/2006,12:45

- Che fai?
- Gioco a fare la pubblicità?

E così quest'anno potremo cimentarci con un nuovo gioco in scatola: il Divertising.
Da un'idea con la quale l'agenzia Headline di Milano farà gli auguri di Natale ai suoi clienti, e sulla scia dei tanti role-games che spopolano ovunque, prende vita il Divertising, il gioco con cui si potrà, almeno una volta nella vita, vestire i panni di un pubblicitario. 
La missione è di riuscire nell'ardua impresa di mandare on air uno spot pubblicitario e ricompensare il team della fatica per l'impegno dimostrato.
Insomma, se il lavoro in agenzia vi sembra un gioco da ragazzi... accomodatevi! Sul sito www.headline.it, dopo il lancio natalizio per i soli clienti, Divertising sarà disponibile anche per noi comuni mortali.

Cosa dire... è solo un modo originale di fare gli aguri o anche una bella trovata (auto)pubblicitaria?

[Con la speranza che l'anno nuovo mi porti qualche piacevole sorpresa, io ne approfitto e comincio a giocare, aspettando che qualcuno, però, mi prenda sul serio! Sul lavoro non mi piace scherzare!   ;-)  ]

Via Spot&Web

Luoghi, e non-luoghi, della pubblicitĂ 

scritto da parolamia06 il 20/12/2006,14:38

Ne Il potere della marca Codeluppi parla del fenomeno della vetrinizzazione della società secondo il quale gli individui sono diventati delle «specie di vetrine in movimento» creando dei (non)luoghi sui quali, e attraverso cui, le aziende fanno sfoggio delle proprie mercanzie ed espongono in bella mostra le proprie marche. Si tratta di una sorta di naturale estensione degli spazi espositivi occupati dalle aziende di cui sopra che, nella necessità di esplorare nuovi territori per comunicare e farsi conoscere, necessitano di impiegare addirittura gli individui quali veicoli di diffusione. Insomma, se in passato eravamo abituati a veder passeggiare per le strade il cosiddetto uomo-sandwich (e per estensione l'animal-sandwich, vedi la trovata pubblicitaria che un sito olandese di prenotazioni alberghiere ha avuto nell'utilizzare pecore al pascolo lungo i campi nei pressi delle autostrade di Amsterdam), col tempo abbiamo assistito perfino all'affitto di parti del corpo, dagli addominali ai fondoschiena (in quest'ultimo caso si parla di assvertising, una tecnica di marketing alternativo che sta prendendo piede anche in Italia).
La vetrinizzazione della società è però un processo meno invasivo (?), poco costoso (naturalmente solo per gli inserzionisti) perchè il tutto avviene semplicemente vestendosi, profumandosi o mangiando, ma per questo subdolo, perchè neppure accorgendocene mettiamo in moto la gigantesca macchina del consumo semplicemente con il nostro vivere quotidiano.
E per fare da cornice a tutto questo, neppure i luoghi che abitiamo possono esimersi dal non pubblicizzare e diffondere la comunicazione di questa o quella ditta produttrice. In effetti ci aveva già pensato Ridley Scott nel (non tanto lontano) '82, quando nel suo Blade Runner mostrava un grattacielo che, sotto una pioggia insistente, faceva da superfice di proiezione  all'immagine di una donna orientale nell'intento di mangiare una pralina. Tutto questo oggi si ripete con insistenza, e scienza, tanto che alcuni nuovi progetti nascono proprio come media-façade (facciate interattive), di cui si avrà celebrazione ufficiale durante i giochi olimpici di Pechino 2008, per la proiezione di spot e contenuti audiovisivi.
Bisognerà farci l'abitudine, ci riusciremo di sicuro, e così ci si adopererà ancora nella ricerca di sempre nuove alternative di mezzi e forme di comunicazione.

Metafora AD Network. Un'altra pubblicità è possibile?

scritto da parolamia06 il 19/12/2006,21:46

Amo la pubblicità sotto ogni forma, non ne ho mai fatto mistero, e trovo per questo interessante un'iniziativa promossa da Apogeo che voglio segnalarvi.

E' partito il progetto Metafora AD Network una rete di gestione di informazioni pubblicitarie che, ispirandosi all'esperienza statunitense di The Deck,  "riunisce un gruppo di siti di dimensione e vocazione diverse, tutti legati fra loro da simpatie elettive e affinità ideali nel modo di concepire la propria presenza in Rete. Metafora si propone come intermediario rispetto a queste realtà indipendenti e per conto loro raccoglie e gestisce inserzioni pubblicitarie. Agli inserzionisti Metafora offre l’accesso a una rete di siti e blog personali molto conosciuti, nodi strategici attraverso i quali le informazioni più interessanti si propagano a cascata negli ambienti più vivaci e reattivi della Rete".
Metafora si propone di essere una soluzione autoorganizzata per la gestione della pubblicità sui siti sufficiente a sostenerli e aiutarli nella diffusione ma senza pregiudicare nè la centralità dei contenuti nè il rispetto di chi li naviga.
Le "regole del gioco" per partecipare sono:
1. Uno alla volta;
2. Niente animazioni nè teaser;
3. Soltanto i migliori;
4. Ci mettiamo la faccia;
5. Nessuna commistione.

Questa, di cui Apogeo è capofila, sembra una iniziativa interessante. Quantomeno limita l'affollamento e l'intrusitvità pubblicitaria che spesso fa troppo rumore ma comunica ben poco. E forse anche chi non la guarda e in tutti i modi la evita, imparerà a conoscerla ed apprezzarla. 

Staremo a vedere. 

Think small, think big... but think!

scritto da parolamia06 il 19/12/2006,09:15

Noi italiani eravamo abbastanza abituati a pensare in piccolo un tempo. Sarà stato per le dimensioni delle nostre città, di alcuni paesini di provincia, o forse, per la larghezza delle strade. Avevamo case basse, palazzi di pochi piani. Le aziende non erano mastodontici pachidermi. Tutto pareva essere più a "misura d'uomo" in casa nostra, anzi, più umano, rispetto ad altri Paesi europei e, soprattutto, extraeuropei.
Eppure è da un pò che qualcosa anche da noi è cambiato. Il processo di industrializzazione (ben-venga!), la globalizzazione dilagante hanno assorbito anche la bella Italia e in poco tempo siamo diventati un Paese ricco(?) ed evoluto(?) tanto che addirittura oggi siamo terra di immigrati e investitori d'oltreoceano.
E contemporaneamente, forse per quell'atavica predisposizione ai rapporti umani e interpersonali, che spesso ci spingeva a ficcare il naso e lanciare un occhio in casa altrui, forse per la naturale morfologia del nostro essere, e non certo per intrusione! e no!, facciamo la spia ai vicini di casa più ricchi e più importanti di noi, ma non con meno rogne... E da loro abbiamo imparato a pensare in grande. Ci siamo imbottiti di superlievitanti e, gonfiati come pavoni, abbiamo assorbito una nuova cultura, uno stile di vita differente e così oggi... Avete presente la storia di Gulliver e dei Lillipuziani? Ecco.
A guardarci attorno nulla è più come era nell'Italia di quaranta anni fa, tanto che, a sentire chi all'epoca già c'era, neppure più la televisione riesce a riprodurne perfettamente le sembianze. Nulla di sbagliato se ci riferiamo al passo in avanti fatto (di fomica o di giraffa?) ma qualcosina da obiettare ce l'avrei a pensare alla crescente smaterializzazione non solo delle cose ma soprattutto dei rapporti umani.
A casa ci restiamo sì fin ben oltre lo svezzamento, ma in realtà siamo perennemente di passaggio. I rapporti si coltivano al tempo di un click. Si è persa l'abitudine a guardarsi negli occhi. Ci siamo perfino privati dei piccoli negozi (good-bye mama&papa shops!), di quelli che addirittura a volte non portavano insegna, aperti anche per chi, nel tragitto verso casa, si fermava a fare un salutino. Voi conoscete per caso il nome del cassiere del sabato al supermarket sotto casa vostra? O quello dell'apprendista shampista nr. 15 avvicendatasi in quest'ultimo mese nel salone di bellezza che frenquentate assieme a vostra madre? Non mentite. E non improvvisate ricerche capestri... neppure google vi aiuterà! 

[Riflessioni di una identità (post)moderna. La mia.]

Cafebabel.com

scritto da parolamia06 il 18/12/2006,13:40

Da Repubblica.it vengo a conoscenza di un'iziativa estremamente interessante nata dall'idea di un giovanissimo italiano. Premetto che, molto probabilmente, per i più attenti questa segnalazione non rappresenta una novità, quindi è da considerarsi, in modo particolare, per i lettori distratti (faccio da apripista... mea culpa!).

www.cafebabel.com E' una rivista di attualità on-line, nata nel 2001 per mano di Adriano Farano&Co., che si propone essere un nuovo tipo di media fondato sul giornalismo partecipativo. Il nome, cafè babel la dice davvero lunga, ed infatti si tratta di una rivista, tradotta in sette lingue, che conta ventidue redazioni sparse in quattordici Paesi europei collegati e oltre trecento tra giornalisti e traduttori.

Sicuramente un valido progetto di media paneuropeo!